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Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita
24/6/2009 | in I grandi temi dell'Expo 2015

Abbiamo deciso di aprire questo nuovo topic per entrare nel vivo del tema di Expo 2015. Inviateci le vostre idee per animare la discussione sui sette sottotemi di Expo 2015: la scienza per la sicurezza e la qualità alimentare, l'innovazione della filiera alimentare, la tecnologia per l’agricoltura e la biodiversità, l’educazione alimentare, la solidarietà e la cooperazione alimentare, l’alimentazione per migliori stili di vita, l’alimentazione nelle culture e nelle etnie.


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12 commenti per Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita

L'expo 2015 deve divenire una occasione preziosa per invertire la rotta ed inverdire le nostre conoscenze "meccaniche" per capire la vita .

Consiglio di visitare :

www.edscuola.it/lre.html

inviato da paolo - 27/5/2010  7:37

Il cibo è un veicolo storico e culturale di grandissima efficacia. Parte dalla quotidianità di ciascuno, è un linguaggio universale e contiene in sé il racconto della diversità di ogni cultura, Paese, popolo.

Per questo motivo crediamo che mettere al centro del dibattito costitutivo dell'expo2015 il concetto di cibo ci regali grandi opportunità di avvicinamento delle persone. Mettere al centro il cibo significa aprire un percorso in cui sapori e saperi vivono intrecciati e offrono opportunità di scambio culturale e di conoscenza reciproca.

Una riflessione sul cibo, specchio delle tradizioni e della cultura dei popoli, deve prendere in considerazione anche le modalità di produzione del cibo, di conservazione delle sementi per i prodotti agricoli, di tutela della biodiversità e la distribuzione e il consumo di alimenti, sulla base di una sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

wwww.donaconunsorriso.org

inviato da Roberto - 17/7/2009  0:59

E' la città che deve per prima comunicare con il suo aspetto una sintonia con la dimensione dell'uomo, con la sua natura, con la sua esigenza di 'vivere bene', di mangiare bene, di muoversi , di essere dinamico e aperto, di essere comunicativo e accogliente con il resto del mondo e soprattutto di essere in sintonia con la salute e il benessere del pianeta oltre che della propria. Ora come ora Milano non è nulla ancora di tutto questo. Ci sta provando? Forse, ma i milanesi per primi in questo momento non ci credono molto. Se non ci credo molto io che sono nata e vissuta a Milano fino ad oggi, come fare a convincere chi si recherà per la prima volta nella nostra città per l'Expo?

Milano dovrebbe essere una città innazitutto colorata, ebbene sì, bella e colorata: con uno spiccato senso estetico negli accostamenti tra le sue architetture. Per mettere a tacere quanti appena mettono il piede a Milano, non fanno altro che snocciolare il solito commento 'com'è grigia'. Come fare? Ingaggiare grandi architetti aiuta certo, ma non basta: un bellissimo grattacelo se inserito nel contesto sbagliato non rende certo migliore lo skyline. Io chiedo: architetture all'avanguardia va bene, ma capaci di omogeneizzarsi con il resto del panorama, quindi coi quartieri, i palazzi, le case e le strutture vicine. Questo significherebbe anche 'migliorare' ciò che esiste già: creerei degli incentivi (o di converso multe o forme di tassazione) che incoraggino i privati a ristrutturare i propri condomini (se ad esempio hanno più di 20 anni,o hanno un aspetto di trascuratezza - vedasi facciate annerite o balconi smangiati dalla ruggine), a piantare più alberi nei propri giardini, a mantere puliti i propri passaggi. Incentivi (o di converso multe o forme di tassazione) affinchè le aziende e i commercianti in genere rinuncino ad insegne enormi e chiassose, a favore di insegne più 'morigerate' e magari di pubblicità via web, e anche ad usare impianti che sfruttino le energie rinnovabili. Inoltre cercherei di rivedere in termini di efficienza (quindi in termini di orari , frequenza, a perchè no, numero di risorse impiegate) il servizio di nettezza urbana: affinchè questa provveda non solo al semplice ritiro dei sacchi della spazzatura, ma anche alla pulizia costante e razionale dei marciapiedi e le piazze di OGNI zona della città (e non solo in piazza Duomo e dintorni!!), a mantenere pulite quel - ahimè ancora poco - verde della città, quindi aiuole, parchi, giardinetti, ma anche stazioni della metropolitana, fermate dei mezzi pubblici di superficie. Penso che i milanesi lo meritino. Un altro modo per finanziare parte di questi interventi, provvederei a sguinzagliare degli 'ausiliari' che puniscano con multe severe chi getta carte o cicche per terra, o chi non provveda a elimare gli escrementi del proprio cane. Un sistema che in altri paesi europei è in vigore da anni. Siamo riusciti a far accettare la legge sul fumo, si può far accettare anche questo.

Inoltre vorrei dire che lo bike sharing è senz'altro un ottima idea, se non fosse che i soli a sfruttarlo e a giovarne sono i pendolari. Questo perchè le stazioni di bike sharing sono prevalentemente concentrate nella zona del centro (Duomo, San Babila, Meda, Cadorna), in prossimità di stazioni ferroviarie e di metropolitane. Se un milanese volesse sfuttare il servizio, ma abitasse a Milano Nord Ovest (come la sottoscritta), non troverebbe una sola di queste stazioni. Il paradosso è che il bikesharing, nato per i milanesi, i milanesi non sono messi in condizione di usarlo!

Inoltre trovo che abbia poco senso il bike sharing in una città totalmente priva di un circuito di corsie ciclabili. Basta recarsi in città come Berlino per rendersi conto che la cultura della bicicletta è stata impressa nel disegno della città, delle sue strade, dei suoi semafori (esistono i semafori per le biciclette!!). Milano negli ultimi anni è stata messa letteralmente sottosopra per costruire nuovi silos per le auto, ora lo è per altri interventi in vista dell'expo: a questo punto non credo che metterla sottosopra per aggiungere delle piste ciclabili alle sue strade comporterebbe a suoi abitanti tanto più disagio di quello che già sopportano. Questo è veramente un punto cruciale per incominciare a gettare i semi del 'vivere verde' nei milanesi. E' veramente un punto di partenza imprescindibile. Sulla metropolitana poi, siamo vergognosamente indietro con il resto d'Europa: in mezzo a tanti metropoli che vantano minimo 10/11 linee diverse e capillari della metropolitana, Milano non è per nulla all'altezza. Il servizio metro attuale è oltretutto scadente, e sinceramente mi fa sorridere chi pensa che i 'passanti' ferroviari possano sostituirsi alla metropolitana.

inviato da Barbara - 16/7/2009  16:25

E' la città che deve per prima comunicare con il suo aspetto una sintonia con la dimensione dell'uomo, con la sua natura, con la sua esigenza di 'vivere bene', di mangiare bene, di muoversi , di essere dinamico e aperto, di essere comunicativo e accogliente con il resto del mondo e soprattutto di essere in sintonia con la salute e il benessere del pianeta oltre che della propria. Ora come ora Milano non è nulla ancora di tutto questo. Ci sta provando? Forse, ma i milanesi per primi in questo momento non ci credono molto. Se non ci credo molto io che sono nata e vissuta a Milano fino ad oggi, come fare a convincere chi si recherà per la prima volta nella nostra città per l'Expo?

Milano dovrebbe essere una città innazitutto colorata, ebbene sì, bella e colorata: con uno spiccato senso estetico negli accostamenti tra le sue architetture. Per mettere a tacere quanti appena mettono il piede a Milano, non fanno altro che snocciolare il solito commento 'com'è grigia'. Come fare? Ingaggiare grandi architetti aiuta certo, ma non basta: un bellissimo grattacelo se inserito nel contesto sbagliato non rende certo migliore lo skyline. Io chiedo: architetture all'avanguardia va bene, ma capaci di omogeneizzarsi con il resto del panorama, quindi coi quartieri, i palazzi, le case e le strutture vicine. Questo significherebbe anche 'migliorare' ciò che esiste già: creerei degli incentivi (o di converso multe o forme di tassazione) che incoraggino i privati a ristrutturare i propri condomini (se ad esempio hanno più di 20 anni,o hanno un aspetto di trascuratezza - vedasi facciate annerite o balconi smangiati dalla ruggine), a piantare più alberi nei propri giardini, a mantere puliti i propri passaggi. Incentivi (o di converso multe o forme di tassazione) affinchè le aziende e i commercianti in genere rinuncino ad insegne enormi e chiassose, a favore di insegne più 'morigerate' e magari di pubblicità via web, e anche ad usare impianti che sfruttino le energie rinnovabili. Inoltre cercherei di rivedere in termini di efficienza (quindi in termini di orari , frequenza, a perchè no, numero di risorse impiegate) il servizio di nettezza urbana: affinchè questa provveda non solo al semplice ritiro dei sacchi della spazzatura, ma anche alla pulizia costante e razionale dei marciapiedi e le piazze di OGNI zona della città (e non solo in piazza Duomo e dintorni!!), a mantenere pulite quel - ahimè ancora poco - verde della città, quindi aiuole, parchi, giardinetti, ma anche stazioni della metropolitana, fermate dei mezzi pubblici di superficie. Penso che i milanesi lo meritino. Un altro modo per finanziare parte di questi interventi, provvederei a sguinzagliare degli 'ausiliari' che puniscano con multe severe chi getta carte o cicche per terra, o chi non provveda a elimare gli escrementi del proprio cane. Un sistema che in altri paesi europei è in vigore da anni. Siamo riusciti a far accettare la legge sul fumo, si può far accettare anche questo.

Inoltre vorrei dire che lo bike sharing è senz'altro un ottima idea, se non fosse che i soli a sfruttarlo e a giovarne sono i pendolari. Questo perchè le stazioni di bike sharing sono prevalentemente concentrate nella zona del centro (Duomo, San Babila, Meda, Cadorna), in prossimità di stazioni ferroviarie e di metropolitane. Se un milanese volesse sfuttare il servizio, ma abitasse a Milano Nord Ovest (come la sottoscritta), non troverebbe una sola di queste stazioni. Il paradosso è che il bikesharing, nato per i milanesi, i milanesi non sono messi in condizione di usarlo!

Inoltre trovo che abbia poco senso il bike sharing in una città totalmente priva di un circuito di corsie ciclabili. Basta recarsi in città come Berlino per rendersi conto che la cultura della bicicletta è stata impressa nel disegno della città, delle sue strade, dei suoi semafori (esistono i semafori per le biciclette!!). Milano negli ultimi anni è stata messa letteralmente sottosopra per costruire nuovi silos per le auto, ora lo è per altri interventi in vista dell'expo: a questo punto non credo che metterla sottosopra per aggiungere delle piste ciclabili alle sue strade comporterebbe a suoi abitanti tanto più disagio di quello che già sopportano. Questo è veramente un punto cruciale per incominciare a gettare i semi del 'vivere verde' nei milanesi. E' veramente un punto di partenza imprescindibile. Sulla metropolitana poi, siamo vergognosamente indietro con il resto d'Europa: in mezzo a tanti metropoli che vantano minimo 10/11 linee diverse e capillari della metropolitana, Milano non è per nulla all'altezza. Il servizio metro attuale è oltretutto scadente, e sinceramente mi fa sorridere chi pensa che i 'passanti' ferroviari possano sostituirsi alla metropolitana.

inviato da Barbara - 16/7/2009  15:45

Se non faranno anche almeno M4 M5 M6 ( e già mi girano che le prime due sarebbero linee leggere ) mi sa tanto che lascio Milano .Segnalo al proposito una petizione online : www.firmiamo.it/piulineedimetropolitanainitalia . Comunque segnalo anche il sito www.genitronsviluppo.com : vi sono articoli su bioarchitettura , ogm e agricoltura( nutrire il pianeta ) , energie rinnovabili ( energia per la vita ) , e altro .

inviato da Alfonso - 11/7/2009  23:44

Messaggio: Entri in una grande stanza, per un importante appuntamento. La

stanza è accogliente, superbamente arredata, colori molto gradevoli,

finestre luminose che si affacciano su un bel parco, sul tavolo di

cristallo un vassoio di frutta fresca e un assortimento di bevande a

piacere, alle pareti quadri antichi e moderni, bene assortiti, una

postazione internet, un maxischermo tv… Al centro della stanza c’è una

persona in piedi, di spalle, sta facendo qualcosa… Dove si posa il tuo

sguardo? Sugli oggetti o sulla persona? Sullo scenario o sul personaggio al

centro della scena? La calamita principale è lui, è lui a dare il senso a

tutto lo scenario e lo sguardo viene attirato da lui: chi è? Come si

comporta? C’è stile e genuino calore in quel suo girarsi e tenderci la

mano o si tratta di una semplice formalità? Mentre ti avvicini offrendo a

tua volta la mano, non puoi fare a meno di scrutarlo, di passare da un

semplice guardare a un più emozionante vedere. Ora mettiamo nome ai nostri

personaggi: la stanza è Milano, tu sei l’ospite che a vario titolo

arriva per l’Expo e l’uomo al centro della stanza è il padrone di

casa, ovverossia i cittadini, raccolti in un’unica immagine. C’è uno

stile, un’anima di una città, non nel senso strettamente religioso,

s’intende. Se pensiamo alle grandi metropoli del mondo, ognuna di esse si

lega, in qualche modo, nella nostra rappresentazione mentale, non solo alla

sua architettura, ma anche e molto al modo di vita dei suoi abitanti, al

loro comportamento quotidiano. “Something in the way she moves…”

cantava una vecchia canzone dei Beatles… ci si innamora di questo, il

luogo è importante ma il gesto umano ancor di più. altroCibo è un

progetto della Fondazione Scuole Civiche di Milano, che raggruppa al suo

interno le cosiddette scuole d’arte e di cultura: Musica, Cinema, Teatro,

Jazz, Lingue. Sono scuole di formazione professionale. Formazione: la forma

di un’azione, il formarsi per essere capaci di essere in grado di portare

avanti una determinata professione. Formazione ha anche un altro

significato: scende in campo una squadra con una sua formazione… oppure

una formazione aerea o cristallina e via dicendo. Divagazioni etimologiche?

Non solo: l’etimologia può aiutare talvolta a ritrovare le origini della

propria storia e fare passi nella giusta direzione. Così ora la parola

“formazione” può essere un segnale utile a considerare il senso di un

formarsi degli abitanti in vista dell’Expo. Che stile di vita mostreremo?

Efficienza, velocità, qualche tenace isola dell’antica tradizione di

beneficienza e generosità, fascino e un po’ di glamour, eleganza… ed

altro si potrebbe aggiungere, ovviamente. Beninteso Milano ha una storia

ricca e un’immagine ben stagliata. Ora, in più, c’è un compito

assegnato da uno dei temi dell’Expo: Feeding the planet. Nutrendo il

pianeta. C’è ovviamente in questo gerundio, in quest’attività

necessaria e sempre urgente, tutta l’emergenza di una situazione che è,

come si dice, sotto gli occhi di tutti, sia di chi vede sia di non vuole

vedere. “Non di solo pane vive l’uomo”: è forse questa frase in

contraddizione con “Feeding the planet” ? Sarebbe davvero sciocco il

pensarlo… “Cos’è l’uomo se la parte migliore della sua esistenza

è solo un traffico di sonno e pasti; sonno e pasti? Una bestia,

senz’altro…” dice Hamlet, riflettendo sulla bellezza

dell’ambizione. Il progetto della Fondazione intende proporre all’Expo

milanese un’attenzione e una produzione di avvenimenti su questo tema che

è ben racchiuso nel titolo: altroCibo; scritto in una sola parola. Cosa

s’intende per altroCibo? Quel bisogno ed insieme desiderio positivo di

coltivare e nutrire in sé l’aspetto non visibile della propria

esistenza. L’aspetto che fa germogliare e crescere l’albero interiore

della propria vita. Che si alimenta di profondità di parole antiche e

contemporanee, passa attraverso l’esempio di altri uomini e donne,

percorre la propria e l’altrui memoria, si riflette nei momenti della

migliore arte e naturalmente vive e si esalta nelle varie forme di

espressione spirituale e religiosa. Questa necessità non può essere certo

facilmente definita con una sola parola, e pur tuttavia non è un azzardo

dire che ogni uomo e ogni società l’avverte, in molti modi e maniere. Ma

discutere del significato non è mai significativo… Varie iniziative sono

state già avviate, incontri, filmati, interviste, etc, nel campo specifico

del loro operare… c’è un sito utile per documentarsi e informarsi:

www.altrocibo.org Senza dilungarmi ulteriormente vorrei dire solo di un

prossimo incontro, che spero di poter porre in essere dopo l’estate, con

il Maestro Franco Cerri, dal titolo: Il cibo della Cortesia. Chiunque abbia

conosciuto il Maestro Franco Cerri, sia pure di sfuggita, sa perché egli

sia più che titolato a trattare quest’argomento. Ecco, la Cortesia ad

esempio, rimane in quota in questa città? O piuttosto sta planando

velocissimamente fino a schiantarsi nelle file dei clacsonanti emergenti,

quelli che a ogni rallentamento, a ogni ostacolo proclamano a gran clacson:

io, io, io, passo io…? Lo spazio e il tempo sempre più ridotti, ansia

del dopo; ansia dell’emergenza, misurati sempre più a misura di link…

slowlink, sarà un altro degli incontri di altroCibo… che non è solo

cultura, leggere, rappresentazione artistica, non è solo cibo per la

mente… ma è anche, e qui torno allo spunto iniziale, un comportamento da

nutrire e coltivare, way of life fatta di spazio, tempo ed anche ascolto…

al di là del blob sonoro incessante. Quando saremo al centro della stanza

che avremo ben modellato, affacciata in ogni dove del mondo, insieme alla

tavola imbandita sapremo offrire anche altroCibo? Forse è bene ricercare

un po’ in merito, studiare, produrre e un po’ di… ebbene sì :

formazione professionale. Nella cosiddetta culla della società

occidentale, quell’Atene a cui ogni democrazia odierna suole richiamarsi,

uno dei padri nobili della patria, soleva fermarsi e sostare per un bel

po’ di tempo, assorto in una sua meditazione, agli angoli di una strada,

o prima di recarsi a un convivio… il suo nome era Socrate, se succedesse

adesso, qualcuno potrebbe rischiare di essere travolto, insultato e quasi

spedito dritto dritto al tso.

inviato da Gaetano - 6/7/2009  16:56

Mi sembra che un altro aspetto importante dell’iniziativa di cui parlate - che forse state trascurando - sia che questo famoso “bollino” sulla frutta e verdura di stagione favorirebbe anche una maggiore trasparenza nella definizione stessa dei prezzi… che pure non sarebbe male! Oltre ad una sorta di tracciabilità del prodotto, se non ho capito male, come già avviene per carne e pesce (almeno credo… sono vegetariano!)

inviato da Attilio - 2/7/2009  15:41

D’accordissimo con ciò che scrive renato. E non dimentichiamo che un maggior consumo di prodotti di stagione, proprio per il fatto di essere consumati nel territorio di produzione, contribuirebbe a ridurre l’inquinamento in quanto accorcerebbe il percorso delle merci dai luoghi di produzione a quelli di vendita.

inviato da caterina - 1/7/2009  9:35

12 commenti per Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita

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