certificazioni ambientali

Certificazioni ambientali importanti per la transizione ecologica

Transizione ecologica (o energetica), Green Economy, economia circolare, Digital Economy: sono tanti i termini associati alla sostenibilità ambientale. Le aziende sono chiamate a partecipare a questa rivoluzione che, a fronte di investimenti in nuove tecnologie, può offrire una crescita economica. Per raggiungere questo traguardo, le aziende hanno a disposizione strumenti mirati: certificazioni ambientali importanti per la transizione ecologica.

Il tema centrale dei nostri tempi, per privati ed aziende, è lo sviluppo sostenibile, un termine che è stato definito nel 1987 dal Rapporto Brundtland. Si tratta di un modello che, mentre soddisfa le esigenze attuali, non compromette quelle delle generazioni future, anzi. In questo contesto, le politiche pubbliche sono tenute ad integrare obiettivi economici, ambientali e sociali.

Secondo il Recovery Plan dell’UE, occorre raggiungere la neutralità delle emissioni di CO2 entro il 2050 attraverso la Digital Economy.

Perché le certificazioni ambientali sono tanto importanti per le aziende?

Certificazioni ambientali: che cosa sono, a cosa servono

La transizione ecologica (per come la intende l’UE) si traduce in questi punti salienti: riduzione graduale dell’utilizzo di combustibili fossili, riqualificazione edilizia, aumento dell’efficienza energetica, sfruttamento di fonti rinnovabili, agricoltura sostenibile, rimboschimento, mobilità elettrica, riciclo, salvaguardia delle biodiversità.

In tale ambito, le certificazioni ambientali (su base volontaria, tranne per alcune realtà impattanti) rappresentano per organizzazioni ed aziende strumenti essenziali. Permettono alle imprese di essere riconosciute eco-friendly a livello globale in quanto servono a favorire il progressivo miglioramento delle performance ambientali di beni e servizi.

L’azienda decisa a certificarsi dovrà implementare un sistema di gestione ambientale (SGA) contenente procedimenti e strumenti per raggiungere il traguardo ecosostenibile, che verrà in seguito verificato da un ente accreditato. Lo stesso ente a cui si rivolge l’azienda dovrà verificare ogni anno il miglioramento delle performance eventualmente raggiunte dall’organizzazione certificata.

Le certificazioni ambientali importanti (di prodotto e di processo) hanno valore legale e si integrano facilmente con standard internazionali come ISO 9001, ISO 22000 e ISO 45001.

Quali sono le principali certificazioni ambientali per la transizione ecologica

Per rendere possibile la transizione ecologica, innanzitutto occorre effettuare una valutazione degli impatti e dei consumi. L’economia circolare richiede l’utilizzo di materiali a basso impatto, fonti rinnovabili, materie prime sostenibili. Allo scopo di ottimizzare la produzione bisogna investire in nuove tecnologie.

In che modo è possibile effettuare la valutazione di consumi ed impatti? Un’organizzazione può farlo grazie alle certificazioni ambientali di prodotto o di processo, in grado di attestare i miglioramenti in termini produttivi delle performance aziendali.

Ecco quali sono le più importanti certificazioni ambientali:

  • ISO 14001;
  • ISO 50001;
  • Dichiarazione EMAS;
  • Ecolabel;
  • Carbon Foot Print e Water Foot Print (impronta ambientale);
  • Life Cycle Assessment – LCA;
  • Dichiarazione ambientale di prodotto.

ISO 14001

Il sistema di gestione ambientale ISO 14001 (EMS-Environmental Management System) è lo standard di base per analizzare impatti e consumi di un’organizzazione. Include gli indicatori ambientali per la valutazione delle performance, l’auditing per la verifica della conformità ai requisiti ed il monitoraggio periodico dei progressi, misure di mitigazione per il controllo dell’impatto ambientale. Tiene conto dell’impatto dell’intero ciclo di vita di beni e servizi (dal reperimento delle materie prime allo smaltimento dei rifiuti). E’ uno strumento molto utile per migliorare le performance ambientali sul modello PDCA.

ISO 14001 è integrabile con altri sistemi di gestione come ISO 9001 o ISO 22000 e risulta fondamentale per la RSI (Responsabilità Sociale d’Impresa).

ISO 50001

Lo standard ISO 50001 è il Sistema di gestione energia: è un ottimo strumento per valutare l’impatto energetico ed il progressivo miglioramento delle performance ambientali.

Dichiarazione EMAS

La Dichiarazione EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) è uno strumento di ecogestione importante per le organizzazioni. Si riferisce al Regolamento UE 2017/1505 e si aggiunge ai requisiti definiti nello standard ISO 14001.

Ecolabel

Ecolabel, marchio di qualità ecologica riferito al Regolamento CE n. 66/2010, identifica e certifica 26 gruppi costituiti da prodotti e servizi.  

Carbon Foot Print e Water Foot Print: impronta ambientale

L’impronta ambientale Carbon Foot Print (ciclo del carbonio) e Water Foot Print (risorse idriche) è finalizzata ad abbattere l’impatto causato dall’effetto serra ed è facile intuire quanto sia preziosa per la transizione ecologica. Permette alle organizzazioni di misurare e migliorare le performance sul ciclo di vita del carbonio e dell’acqua in fase di erogazione dei servizi.

LCA – Life Cycle Assessment

LCALife Cycle Assessment serve a calcolare il Ciclo di Vita Prodotto. Questo strumento di impronta ambientale viene impiegato per valutare ed analizzare l’impatto sull’ambiente di prodotti e servizi lungo tutto il ciclo di vita.

Dichiarazione ambientale di prodotto

La norma di riferimento della Dichiarazione ambientale di prodotto è la ISO 14012: include requisiti e metodi di valutazione. Suggerisce modelli di autodichiarazione da comunicare al mercato di riferimento che forniscono informazioni dettagliate delle performance ambientali del prodotto.

La norma ISO 14020 include tre certificazioni ambientali di prodotto:

  • ISO 14021, contenente vincoli guida sui contenuti della Dichiarazione ambientale;
  • ISO 14024, con criteri selettivi e modalità di esecuzione dell’Audit;
  • ISO 14025, che riporta informazioni sul ciclo di vita prodotto LCA in base alla valutazione di enti indipendenti.

Perché le certificazioni ambientali sono importanti

La transizione ecologica è la risposta ad un’emergenza: gli effetti del cambiamento climatico ormai insostenibili (effetto serra, rifiuti, carenza di risorse naturali ed energetiche, ecc.). L’ecosistema e la biodiversità devono essere salvaguardati.

Transizione, trasformazione, rivoluzione: la transizione ecologica richiede il passaggio da un sistema produttivo intensivo ad un modello sostenibile a livello economico, ambientale e sociale. La Digital Transformation e l’innovazione industriale nell’ambito della transizione green puntano ad una nuova fase di progresso e di crescita economica, a nuovi posti di lavoro.

Serve formazione e riqualificazione professionale per acquisire le competenze necessarie e prepararsi all’innovazione tecnologica. In tale contesto, le certificazioni ambientali sono fondamentali per le aziende intenzionate a trasformarsi in organizzazioni ecosostenibili riconosciute a livello globale.

L’azienda certificata è in regola con le leggi vigenti e non rischia né sanzioni né interruzioni di attività. Mentre migliorano l’efficienza, le performance ed i processi organizzativi, si riducono i consumi di risorse naturali, materie prime, energia e quindi i costi. Riducendo gli impatti, l’azienda e l’ambiente sono maggiormente protetti da eventuali disastri ambientali. I lavoratori sono più coinvolti nelle tematiche ambientali.

Insieme alla reputazione del brand crescono la competitività, la possibilità di esportare, il fatturato, l’accesso ai capitali. Si ottengono vantaggi economici, polizze assicurative più vantaggiose, si accede con maggior facilità a gare di appalto pubbliche e private.

I vantaggi generali delle certificazioni ambientali

Sintetizziamo, di seguito, tutti i vantaggi legati alle certificazioni ambientali per un’azienda:

  • Garanzia di conformità alle leggi vigenti e di rispetto dei requisiti associati alle norme ambientali;
  • Miglioramento del monitoraggio e della gestione degli impatti, nonché dei fattori di rischio;
  • Riduzione degli sprechi e dei costi di produzione, ottimizzazione delle risorse e dei processi operativi;
  • Abbattimento del rischio incidenti/disastri ambientali e, di conseguenza, di sanzioni o dell’interruzione dell’attività;
  • Semplificazione, velocizzazione e miglioramento dei processi di qualità;
  • Innovazione tecnologica per il miglioramento graduale delle performance;
  • Possibilità di ottenere incentivi statali ed agevolazioni fiscali;
  • Miglioramento della reputazione dell’azienda, della sua competitività a livello globale;
  • Accesso a nuovi mercati ed aumento del business.

Come puoi vedere i vantaggi per un’organizzazione che voglia intraprendere questa trasformazione sono molteplici. Per poter affrontare questa rivoluzione, sfruttando uno standard di certificazione ambientale, nella tua organizzazione, ti segnaliamo una utile guida che puoi trovare visitando questo indirizzo: https://www.sistemieconsulenze.it/certificazioni-ambientali/

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soccorso

Corsi aziendali: il nodo centrale del tema “sicurezza”

Il luogo di lavoro è, molto frequentemente, quello dove la maggior parte delle persone trascorre gran parte del proprio tempo. E come tale, dev’essere un posto armonioso, dove i soggetti devono poter operare in un ambiente sano, sereno e, soprattutto, sicuro. Quest’ultima tematica è la più importante, in quanto in qualsiasi posto di lavoro, anche quelli meno impervi e apparentemente privi di pericoli, si possono creare situazioni nelle quali la sicurezza vieni meno.

Meglio, quindi, essere adeguatamente preparati frequentando i corsi di formazione aziendale Torino ed essere pronti ad ogni evenienza. Parliamo, ad esempio, dei corsi antincendio, divenuti obbligatori in qualsiasi luogo di lavoro, dove dev’essere indicata una persona preposta a detta funzione.

Corsi antincendio: maggior sicurezza in ambito lavorativo

La legge, a tal proposito, prevede che il datore di lavoro indichi un dipendente con la qualifica di addetto antincendio e sia obbligato, in base a quanto disciplinato da una legge in vigore dal 1998, a formarlo adeguatamente in merito alla realizzazione di tutte le misure  previste da dover attuare in tema di prevenzione antincendi, nonché su tutte le azioni di evacuazione da attuare sul posto di lavoro nel caso in cui si palesi una situazione di pericolo grave e immediato.

I corsi antincendio, per quanto ovvio, non possono essere identici per ogni tipologia di lavoro. In base al settore professionale, e alla rischiosità dello stesso, i corsi antincendio si suddividono, essenzialmente, in tre fasce: corsi a rischio basso; rischio medio; rischio alto. D’altro canto, il legislatore disciplina, espressamente, che i corsi antincendio devono essere disciplinati in base alla tipologia di attività lavorativa, alla rischiosità che possano verificarsi incendi e in base agli specifici compiti affidati ai lavoratori.

Questi corsi, quindi, si pongono il primario obiettivo di garantire la maggior sicurezza e tutela personale dei lavoratori, oltre a salvaguardare macchinari, strumentazione e strutture dove viene espletata l’attività lavorativa: è fondamentale, quindi, che l’addetto designato dell’azienda sai adeguatamente formato.

Un altro corso di fondamentale importanza in tema di sicurezza è quello relativo al “primo soccorso”, obbligatoriamente previsto come disciplinato dal D. Lgs 81/08, si pone il fondamentale obiettivo di formare il lavoratore dipendente, designato come “addetto al primo soccorso” dal proprio datore di lavoro, sulle modalità di salvataggio da adottare e gestire le emergenze di carattere sanitario in ambito aziendale.

I corsi di primo soccorso in ambito lavorativo possono salvare vite

Quanto sia di primaria importanza il “primo soccorso”, lo si è potuto evincere in mille situazioni. La più clamorosa, vista drammaticamente da milioni di persone nel mondo, è accaduta quest’estate, in occasione degli Europei di calcio, durante il match Danimarca-Finlandia, quando Christian Eriksen è stato colto da un improvviso malore, un arresto cardiaco.

Se l’ex centrocampista del Tottenham è ancora in vita, lo deve, come affermato dalla comunità scientifica, al pronto intervento del compagno di squadra Kjaer, che mediante un classico intervento insegnato in questi corsi, ovvero il “massaggio cardiaco”, ha consentito al compagno di squadra di restare in vita prima del fondamentale intervento degli addetti sanitari e l’utilizzo del defibrillatore.

Il campo di calcio, in quel caso, era il luogo di lavoro di Eriksen e Kjaer. Ed un intervento di “primo soccorso” è stato fondamentale per salvare la vita. Ogni luogo di lavoro, di conseguenza, deve disporre di addetti al primo soccorso che siano pronti ad intervenire in caso di necessità, avvisare correttamente i soccorsi e fornire assistenza sino al momento in cui si presentano le autorità sanitarie.

I corsi per addetto primo soccorso hanno validità triennale e, per legge, devono essere rinnovati con tale cadenza: il soggetto partecipante riceverà, poi, un attestato di partecipazione, che lo renderà abile a svolgere il ruolo per il quale l’azienda ha provveduto a formarlo in tema di “primo soccorso

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sicurezza sul lavoro

Piano Operativo di Sicurezza sul Lavoro: cos’è e a cosa serve

Tra i tanti obblighi che il datore di lavoro deve adempiere, vi è anche la stesura del POS (Piano Operativo di Sicurezza), da presentare prima dell’inizio dei lavori su un cantiere esterno.

L’obbligo di redigere il POS è stato introdotto con il Testo Unico sulla Sicurezza (D.lgs. 81/08) e serve soprattutto per informare i dipendenti sui rischi che sono presenti sul cantiere.

Il Piano Operativo di Sicurezza, differisce dal DVR e dal PSC per il suo contenuto, visto che si focalizza soprattutto sull’analisi delle attrezzature e delle procedure eseguite sul cantiere, per prevenire eventuali rischi per la sicurezza dei lavoratori.

Il compito di redigere il POS è stato affidato al datore di lavoro, che deve presentarlo prima dell’inizio dei lavori, altrimenti potrà incorrere in sanzioni di natura amministrativa e penale.

Il POS può essere scritto con la collaborazione di tecnici abilitati e sul web vi sono dei software che possono essere utilizzati, per facilitare la compilazione, soprattutto se si opera su diversi cantieri contemporaneamente.

In questo articolo vi spiegheremo nel dettaglio a cosa serve il POS e quali contenuti minimi devono essere inseriti, per ottemperare agli obblighi di legge.

POS: cos’è e a cosa serve

Il Piano Operativo per la Sicurezza, conosciuto anche con l’acronimo POS, è un documento che redige il datore di lavoro prima dell’inizio dei lavori, sia che si tratti di cantieri fissi che mobili o temporanei.

L’obbligo di redigere il POS è valido solo per chi opera nel settore dell’edilizia, mentre le altre aziende non devono presentarlo. Per quanto riguarda la forma e i contenuti minimi che devono essere inseriti nel POS, sono specificati nell’allegato XV del Testo Unico sulla sicurezza.

Questo importante documento viene redatto con lo scopo di prevenire i rischi sui luoghi di lavoro e di garantire la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Rispetto al DVR, il POS è molto più specifico, poiché contiene non soltanto l’elenco delle attrezzature e dei macchinari presenti sul cantiere, ma descrive nel dettaglio quali sono le operazioni che saranno svolte sul luogo del lavoro.

La specificità del POS è utile al datore di lavoro e ai suoi dipendenti, per conoscere in anticipo quali sono i rischi presenti sul singolo cantiere e proteggerli da eventuali pericoli per la salute o la sicurezza.

È opportuno sottolineare che il POS deve essere redatto da tutte le imprese che operano sul cantiere e se si tratta di subappalto, è necessario che la ditta appaltatrice trasmetta il Piano Operativo per la sicurezza alle ditte esecutrici.

I contenuti minimi del POS

Nell’Allegato XV del Testo Unico sulla Sicurezza sono specificati i contenuti minimi che devono essere presenti all’interno del POS, vediamo quali sono.

Innanzitutto, bisogna intestare il POS con i dati identificativi della propria impresa, compreso il numero di iscrizione al registro delle imprese e l’indirizzo preciso della sede legale.

Nella prima parte del POS devono essere specificati i dati del datore di lavoro, degli addetti al soccorso, del RSPP, del medico competente, del responsabile dei lavori e di tutti quelli che opereranno sul cantiere.

La seconda parte del documento è riservata all’elenco e alla descrizione di tutte le attività che saranno svolte sul cantiere, specificando anche le mansioni e i turni di lavoro dei singoli operai.

La parte centrale del POS deve contenere l’elenco di tutte le attrezzature e i ponteggi che saranno utilizzati, allegando eventuali certificazioni. Il POS deve contenere anche la descrizione delle sostanze pericolose utilizzate e l’inserimento dell’allegato per la valutazione del rumore.

La parte conclusiva del documento, che è considerata la più importante, è riservata all’identificazione dei rischi e delle misure adottare per prevenirli, inoltre bisogna specificare nel dettaglio quali sono i dispositivi di protezione individuale che saranno forniti ai lavoratori.

Conclusione sul POS

Il POS è un documento di vitale importanza per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori sui cantieri edili, dove possono palesarsi pericoli e incidenti molto gravi, inoltre non ottemperare a tale obbligo può comportare sanzioni di natura penale, come l’arresto da tre a sei mesi e il pagamento di una multa.

Fonte delle informazioni: https://www.gdmsanita.it/piano-operativo-sicurezza-sul-lavoro-pos-torino.php

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Colesterolo alto, rimedi naturali da utilizzare

Colesterolo alto: alimenti e rimedi naturali per farlo abbassare

Il colesterolo alto è una delle ragioni principali delle malattie cardiache: i medici consigliano di testare i livelli di colesterolo totale, lipoproteine a bassa densità e lipoproteine ad alta densità; in base a ciò che emerge dagli esami effettuati, è possibile avere un quadro completo della propria situazione fisica: alti livelli di colesterolo totale e lipoproteine ad alta densità aumentano il rischio di malattie cardiache, mentre alti livelli di colesterolo e lipoproteine a bassa densità sono un fattore protettivo.

La dieta quotidiana svolge un ruolo importante per raggiungere l’obiettivo di una buona salute: per questo motivo, il colesterolo alto può essere prevenuto e controllato efficacemente attraverso una combinazione di una buona dieta, esercizio fisico regolare, peso corporeo ideale e uno stile di vita sano in generale. Al di là di queste considerazioni, ecco alcuni alimenti che possono portare a ridurre il colesterolo alto.

Aglio

Comunemente usato nella cucina di numerosi paesi, l’aglio è noto per le sue tante proprietà. L’aglio è composto da aminoacidi, vitamine, minerali e numerosi composti.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che l’aglio è efficace nel ridurre significativamente il colesterolo totale e i livelli di lipoproteine a bassa densità. Non solo: può avere anche un effetto positivo sulla pressione sanguigna e sul potenziale antiossidante del sangue. Per questo motivo, è consigliato consumare da 1/2 a 1 spicchio d’aglio al giorno, che potrebbe ridurre il livello di colesterolo fino al 9%.

Tè verde

Si tratta della bevanda più consumata dopo l’acqua: il tè verde è una ricca fonte di polifenoli. Questi composti forniscono immensi benefici per la salute del corpo umano.

Uno studio basato su un campione di popolazione ha dimostrato che gli uomini che hanno bevuto tè verde avevano livelli di colesterolo più bassi rispetto a quelli che non lo hanno fatto: numerose ricerche hanno indicato, infatti, che i polifenoli del tè possono bloccare l’assorbimento del colesterolo nell’intestino, intensificando il processo di eliminazione dello stesso; 2-3 tazze di tè verde è tutto ciò di si avrà bisogno.

Semi di coriandolo

I semi di coriandolo possono essere utilizzati per una serie di disturbi. Nella lunga lista di effetti benefici che possono avere, l’abbassamento del colesterolo cattivo è uno di loro. In effetti, i semi di coriandolo hanno numerose vitamine chiave come l’acido folico, la vitamina A, beta-carotene e, soprattutto, vitamina C. Insomma, assumerne non può che fare bene.

Bucce di pisello

Nel 1998, la Food and Drug Administration statunitense ha indicato le bucce di pisello tra i rimedi naturali migliori da adottare: “una quantità compresa tra i 3 e i 12 grammi di fibra solubile dalla buccia di semi di pisello, se inclusa in una dieta povera di grassi saturi e colesterolo, può ridurre il rischio di malattie cardiache”.

La buccia di pisello proviene dai semi schiacciati della pianta Plantago Ovata ed è una ricca fonte di fibre solubili. Per questo motivo, l’aggiunta di 1-2 cucchiaini da tè di buccia di pisello ai pasti quotidiani contribuirà a mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo.

Semi di fieno greco

I semi di fieno greco sono da sempre stati usati come spezia culinaria popolare, agente aromatizzante e pianta medicinale, grazie alla loro grande quantità di vitamina E che permette loro di possedere proprietà antidiabetiche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Le saponine presenti nel fieno greco aiutano a rimuovere il colesterolo dall’organismo e la sua fibra aiuta a ridurre la sintesi dello stesso nel fegato. E’ consigliato assumerne da 1/2 a 1 cucchiaino da tè al giorno.

Uva spina indiana

L’uva spina indiana è una delle fonti più ricche di vitamina C e composti fenolici. Il frutto di uva spina è stato utilizzato per il trattamento di varie malattie, come dimostrano diversi studi pubblicato a proposito, che hanno confrontato il livello di colesterolo con o senza assunzione di uva spina indiana.

Oltre a ridurre il colesterolo, l’uva spina indiana è in grado di offrire una protezione contro l’aterosclerosi e CAD. L’assunzione giornaliera di uva spina indiana non solo riduce i livelli eccessivi di colesterolo, ma riduce anche i danni dovuti all’ossidazione: per avere effetto, basteranno un paio di frutti.

By redazione Posted in Salute

Sensazione costante di freddo: perché?

Perché ho sempre freddo?

La sensibilità al freddo è estremamente soggettiva: ci sono tante persone che sembrerebbero imparentate con gli orsi bianchi, non c’è temperatura bassa che li infastidisca minimamente, in genere, al contrario, costoro patiscono parecchio il caldo mentre altre persone si trovano a proprio agio nel caldo torrido estivo mentre d’inverno non riescono a scaldarsi. Le variazioni soggettive di sensibilità al freddo sono assolutamente normali ma quando l’intolleranza diviene particolarmente severa, probabilmente alla base vi sono problemi di salute e conviene rivolgersi al medico per un’adeguata indagine sulle cause.

Certo vi sono delle condizioni in cui si è occasionalmente intolleranti al freddo come nel caso di febbre o di una significativa esposizione a basse temperature ma la cosa diviene anomale nel momento in cui si sente freddo anche quando gli altri che ti circondano non lo avvertono affatto. In questa situazione spesso si avvertono anche altri sintomi tra cui:

  • Colore violaceo a mani, piedi, labbra, naso
  • Tremore
  • Pelle d’oca
  • formicolii alle estremità

Se oltre alla sensazione di freddo noto anche uno o più del segni citati, conviene rivolgersi al medico per capire cosa ti differenzia così dagli altri rispetto alla sensazione di freddo.

Le cause dell’intolleranza al freddo

Talvolta la maggiore sensibilità al freddo è soltanto dovuta alla magrezza, alla mancanza di tessuto che isola l’organismo dall’ambiente esterno e in questo non c’è nulla di patologico, basta coprirsi un po’ di più ma una situazione frequente e banale dell’ipersensibilità al freddo è uno stato di anemia e trae la motivazione da un ridotto apporto di ossigeno circolante.

L’ossigeno è una fonte notevole di energia, si comprende come una sua carenza porti ad un calo dell’energia prodotta dall’organismo, quindi una maggiore sensibilità al freddo. Ci sono molte diverse forme di anemia, tutte comunque identificabili attraverso un banale esame del sangue, che il medico ti potrà prescrivere analizzando poi gli esiti.

Il corpo tre energia dall’alimentazione soprattutto, quindi un’alimentazione insufficiente sotto l’aspetto dell’apporto calorico può esporre ad una aumentata sensibilità al freddo.

Il consiglio su questo punto è banale: mangia di più, introduci più calorie che non significa riempire all’inverosimile lo stomaco: se non te la senti di mangiare maggiori quantità, agisci sulle calorie degli alimenti, assumi cibi più calorici.

A proposito di calorie, gli alcoolici ne apportano molte ma hanno anche il difetto di dilatare i vasi sanguigni periferici, dado un’immediata sensazione di calore ma poi aumentandone la dispersione, raffreddando il corpo. Non sono, quindi, la scelta migliore per combattere il freddo.

Malattie muscolari o semplicemente un deperimento,m u8n calo eccessivo della massa muscolare, provoca la maggiore sensibilità al freddo in quanto i muscoli generano calore; questo è uno dei motivi per cui soprattutto le persone anziane che hanno una diminuita massa muscolare sono maggiormente sensibili al freddo.

All’interno del cervello c’è una struttura chiamata  ipotalamo che ha una funzione importante nella regolazione della temperatura corporea ma attraverso gli ormoni che produce regola anche il senso di fame, sete, sonno, il battito cardiaco, lo stimolo sessuale, evidentemente un’alterazione del suo funzionamento produce anomalia anche nella sensibilità alle temperature.

La stessa struttura agisce anche sull’ipofisi, una piccola ghiandola fondamentale nel sistema endocrino, che in seguito agli stimoli dall’ipotalamo comanda anche la Tiroide il cui alterato funzionamento influisce notevolmente sulla sensazione di caldo e di freddo.

Vi sono anche altre numerose cause che provocano un’alterata percezione della temperatura, cause anche vascolari che il medico potrà prendere in considerazione, nel caso ma in generale bisogna dire che una persona defedata, indebolita certamente avrà una maggiore sensibilità al freddo, in questi casi ovviamente bisogna agire sul rafforzamento della persona anche agendo sulle cause che l’hanno portata a quella situazione.

By redazione Posted in Salute

L’alfabetizzazione finanziaria: una necessità

Dati allarmanti sugli italiani

i dati relativi alle nuove generazioni fanno riflettere parecchio: i Millennials hanno una consapevolezza di base della necessità di investire il proprio denaro ma ancora sono in una condizione di diffidenza derivante anche da una scarsa conoscenza dei mezzi finanziari relativi agli investimenti che infine rappresenta una contraddizione: “voglio investire ma non lo faccio” è il senso del loro comportamento.

Diverso l’atteggiamento della “Generazione Z” che ha una maggiore propensione all’investimento ma lamenta una scarsa educazione finanziaria e ne richiede una maggiore, chiede di essere dotata di strumenti di conoscenza maggiore rispetto ai temi legati agli investimenti in modo da poter operare scelte più consapevoli e razionali. Da qui il tema enorme dell’alfabetizzazione finanziaria che risulta essere estremamente carente nel nostro Paese.

Se guardiamo indietro di qualche mese, andando all’indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani realizzata con cadenza annuale dal Centro Einaudi e da Intesa Sanpaolo, gli esiti relativi al 2017 indicano una situazione disastrosa: un campione di 540 persone adulte sottoposte al sondaggio, ha mostrato che il 66% degli intervistati ha consapevolezza dei tassi di interesse ma il 50% non ha saputo dare risposte corrette rispetto al significato di inflazione e diversificazione del rischio sugli investimenti e la maggior parte non ha conoscenza alcuna di concetti fondamentali in tema finanziario.

Gli italiani si collocano, così, in fondo alla classifica rispetto all’istruzione e conoscenza finanziaria. Chiaro, come in tutti i casi, che una mancata conoscenza espone alla facile azione di persone senza scrupoli che fanno affidamento proprio sulla non conoscenza, per dirla con un termine antipatico ma reale, sull’ignoranza in tema finanziario per mettere in atto azioni non propriamente a favore degli investitori ma certamente a vantaggio dei proponenti.

L’alfabetizzazione finanziaria

Il sapere apre sempre, in tutti gli ambiti, a scelte più corrette, consapevoli, lungimiranti mentre l’ignoranza mette le persone in mano ad altre senza scrupoli, senza mezzi di difesa. Un’altra indagine dimostra come vi sia un legame diretto tra consapevolezza, alfabetizzazione finanziaria, conoscenza, e reddito delle persone: A parità di reddito chi ha maggiore istruzione finanziaria riesce a risparmiare di più con un conseguente migliore qualità di vita.

Nello stesso modo chi ha più conoscenza ha anche maggiore predisposizione ad investire in attività finanziarie che consentano anche condizioni fiscali agevolate e sono più attenti ai mercati. Sempre dalle stesse indagini risulta che chi ha maggiore istruzione in campo finanziario ha saputo anche costruire una base economica più solida nella vita quotidiana.

Il mondo d’oggi è un Oceano pieno di squali, di lupi alla ricerca di ingenue pecorelle, soprattutto sul Web e diventa difficile per una persona resistere alle lusinghe di facili guadagni prospettati con tante sicurezza. Si tende, ovviamente, ad affidarsi a chi si ritiene ne sappia di più ma questa sorta di sottomissione in ambito finanziario porta sicuramente ad un guadagno ma da parte del proponente, spesso non della persona che a costoro si affida; questo è il frutto dell’ignoranza finanziaria, della scarsa informazione, quindi si deve comprendere che la migliore prevenzione e di difesa dei risparmiatori, come ha argutamente dichiarato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, è proprio l0’educazione finanziaria che non è una scelta ma una necessità per tutti i cittadini.

Chi deve provvedere all’alfabetizzazione finanziaria? Chiunque abbia l’autorità per farlo, Istituzioni, Istituti di Credito, personalità giuridiche che abbiano la conoscenza e l’imparzialità necessaria per portare le persone ad una maggiore consapevolezza ed istruzione in tema finanziario. Occorre che i cittadini abbiano la possibilità di istruirsi correttamente, chi non vorrà farlo pianga poi su se stesso, poiché se rinuncia agli strumenti di difesa non può a posteriori lamentarsi se il lupo l’ha attaccato e ferito.

By redazione Posted in Salute